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RINGRAZIAMENTI

 

Due righe da mamma e papà...

Grazie, caro Carillon, per la straordinaria atmosfera di gioia che emana dal tuo sito.
Pensavamo di conoscerti, e invece ci sbagliavamo! Ti abbiamo conosciuto come figlio, come bambino, come uomo, come papà, ma non come clown!
Sentivamo tanto parlare di te, ma come spesso accade per i genitori... i tuoi sogni di clown non combaciavano con i nostri. Oggi che, per la prima volta, abbiamo guardato il tuo sito e ti abbiamo veramente conosciuto e ammirato anche come clown, ti diciamo con tutto il cuore: siamo orgogliosi di te!!!
Apprezziamo  la profondità del tuo animo pulito e sereno come quello di un bimbo, godiamo nel vederti felice di rendere felici gli altri, ammiriamo le tue movenze morbide e delicate.
Sei un clown tutto particolare, caro Carillon.
Ti abbracciamo commossi, con l'amore di sempre.

Mamma e papà.

 

Un piccolo pensiero per un amico speciale, che in questi mesi ha saputo farmi sognare, regalandomi tante emozioni e facendomi tornare un po' bambino...
Carillon non è solamente un clown ma un personaggio fantastico, capace di incantare grandi e piccini con la sua dolcezza e la sua purezza infinita.
Chiunque dovrebbe avere la possibilità, almeno una volta nella vita, di ammirarlo in scena tra la poesia e la magia delle sue splendide bolle colorate.
Grazie Carillon per le bellissime giornate che mi hai fatto trascorrere.
Ti auguro tutto il bene possibile, te lo meriti...

Con tanto affetto,
Davide...

 

Un ringraziamento alla "Scatola Magica" dalla maestra Maria e dai suoi bimbi...

Gentilissimi clown Carillon e mago trice Trac,
vi ringraziamo per lo spettacolo che ci avete proposto,
è stato divertente, ha coinvolto i bambini
e ci ha fatto sognare un pò!

Grazie di cuore.

 

Un ringraziamento alla "Scatola Magica"
dal Pastore Battista Emanuele Paschetto.

 

Dall'Associazione O.A.S.I.

Torino, 17 aprile 2003

Caro amico,
desideriamo ringraziarti per la tua preziosa partecipazione, il 5 aprile scorso, alla festa conclusiva del progetto educativo "MAGIA DI UN SOGNO", ITINERARIO DIDATTICO DI EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ BALLA PACE, da noi promosso nelle scuole elementari torinesi.
Alla manifestazione erano presenti circa 1.500 persone tra bambini, genitori ed insegnanti. Il laboratorio nelle scuole ha coinvolto 96 CLASSI per un totale di circa 2.200 BAMBINI.
Attraverso alcuni incontri, animati dai volontari ell'Associazione O.A.S.L, abbiamo invitato i bambini ad allargare gli orizzonti oltre le "finestre della propria casa", per conoscere come si vive in altre parti del mondo, spiegando loro quanto profonda e crescente sia l'ingiustizia che regola i rapporti tra Nord e Sud del mondo.
Il nostro obiettivo è quello di contribuire alla promozione di una mentalità tesa alla comprensione e alla solidarietà tra i popoli, insegnando ai bambini che esistono Paesi dove non è garantita la sopravvivenza, dove loro coetanei conducono esistenze difficili e dove i loro diritti non sono rispettati.
Ogni classe ha preparato un cartellone sui temi della solidarietà e della condivisione e per questo ha ricevuto un premio. Ogni bambino che ha partecipato alla festa ha ricevuto in dono una maglietta e la merenda.
Grazie ancora per essere stato uno dei protagonisti della nostra festa. Il tuo spettacolo è stato molto apprezzato dai bambini e da noi tutti. Siamo certi di poter contare sulla tua collaborazione anche in futuro per altre iniziative a favore dei giovani e dei poveri dell'America Latina.


 

 


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I DISEGNI DEI MIEI FANS

 

Il Clown Carillon e le sue splendide
bolle di sapone giganti.

Carillon e
il suo amico Tric&Trac.

Un magnifico spettacolo
del Clown Carillon.

Un caro ricordo di Emanuele,
un mio piccolo fan.

Carillon e Camilla.

Carillon e Noemi.

Un piccolo pensiero da Melissa.

Carillon visto da Simone.

 

Paolo e Carillon in una caricatura d'autore ...

 

...un affresco regalato da cari amici...

 

Il magico mondo del Clown Carillon.

 


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ARTICOLI DI GIORNALE

 


Da "La Repubblica" del 11 luglio 2006,
"Benvenuto dottore" in occasione della festa dei neolaureati nel rettorato universitario.

 

Da "La Stampa" del 7 luglio 2004,
"Benvenuto dottore" in occasione della festa dei neolaureati nel rettorato universitario.

 

Da "La Repubblica" del 7 luglio 2004,
"Benvenuto dottore" in occasione della festa dei neolaureati nel rettorato universitario.

 


Spettacolo natalizio presso un'associazione per sordomuti di Torino.

 

Da "La Repubblica" del 21 settembre 2004,
La domenica del pedone.

 

Da "Riforma" del 24 dicembre 2004.

 


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RACCONTI

 

Da un'amica di nome Elisabetta...

IL MIO CLOWN 

Quando sarò triste ricordati di indossare il naso rosso,
quando avrò dimenticato che posso ancora ridere
aiutami a ricordare quanto è importante farlo.
Per te che sei un clown e porti quel buffo naso
la risata è un segno indelebile nel cuore,
per te che riesci a ridere anche quando vorresti piangere,
che riesci a far sorridere anche chi vorrebbe piangere.
Ci sono dei momenti in cui ridere sembra così difficile,
eppure tu sei lì per ricordarmi che non è impossibile,
sorridere nella disperazione è quello che ci può tenere in vita,
negli attimi in cui la vita sembra essersi dimenticata che esistiamo.
Per questo io ti chiedo di essermi vicino se mai un giorno dovessi essere triste,
perché con l’energia del tuo sorriso forse mi ritroverò un po’ più serena,
perché la tua allegria è contagiosa,
quando mi lascio abbracciare dalla tua risata
ti osservo incantata guardando quel tuo buffo naso,
tu piano ti avvicini e mi regali una carezza
ed io mi sento di nuovo come una bambina
capace ancora di sorridere e di ridere della vita.

 


Da Alma e la sua bimba Gaia...

IL BIMBO CHE NON SAPEVA RIDERE

C'era una volta un bimbo molto strano : era bruttino, di carattere piuttosto chiuso ed antipatico, sempre solo e triste. Anche il suo nome non era dei più promettenti : si chiamava Ultimo . Quel bimbo non rideva mai.
E caso volle (si sa che la fortuna se la prende sempre coi più deboli) fosse anche molto sfortunato : aveva una strana malattia, ancora poco conosciuta, che gli portava ogni sera un leggera febbriciattola. Non c'era medico né medicina che riuscisse a fargliela andare via. Ma quella antipatica febbre gli impediva di fare una vita normale, come gli altri bambini, di correre, sudare e saltare. Era sempre chiuso in casa e malaticcio. A scuola andava maluccio perché era spesso assente. Quell'anno rischiava una bocciatura.
Suo papà era disoccupato e litigava continuamente con la mamma : avevano quasi deciso di lasciarsi, perché così non ce la facevano più.
Vivevano in una casetta piccolissima, brutta, sporca e scura, ma presto avrebbero dovuto lasciarla, perché erano così poveri da non poter pagare l'affitto, ed il padrone di casa voleva cacciarli.
La mamma, stanca e trascurata, dimostrava molti più anni dei suoi trentacinque, ed era così stressata da quella vita grama, che non rideva mai e non aveva affatto cura di sé. Era sempre di malumore e si irritava per ogni sciocchezzuola. Spesso si arrabbiava anche con Ultimo.
I tre erano sempre tristi ed immusoniti, non frequentavano amici, non uscivano, non andavano a divertirsi, non si concedevano nessuna soddisfazione: solo liti e malumore.
Successe che un giorno il piccolo Ultimo fosse ricoverato in ospedale per accertamenti, ed anche lì portò con sé la sua inseparabile tristezza..... che posto, l'ospedale... deprime anche le persone più allegre..... figuriamoci lui, sempre con gli occhi bassi e lo sguardo spento....
Un giorno andò a trovare i piccoli ricoverati in corsia un gruppo di Clowns : tra essi c'era il Clown Carillon, un omone alto alto e magro magro, con la faccia tutta bianca di cerone e due grosse lacrime dipinte che gli scendevano dagli occhi. Il naso era grosso, come una pallina da tennis, e rosso rosso..... Il bimbo Ultimo non lo degnò di uno sguardo e continuò a pensare al suo triste destino.
Anche Carillon, vista tutta quell'indifferenza, decise di lasciarlo tranquillo per un po' e di giocare con gli altri bimbi della corsia: non amava imporre la sua presenza a quelli che non lo gradivano.....
Carillon raccontò ai bambini ricoverati una strana storia : lui aveva un berretto magico, scacciapensieri, un'elica scacciaguai, e quando lo metteva in azione tutti i pensieri cattivi fuggivano, e con essi la sfortuna e la malasorte.
I piccini iniziarono a ridere come pazzi. Ultimo, sentendo quella risata sguaiata, fece attenzione ai loro discorsi. Poi Carillon invitò tutti i bambini nella sala d'aspetto, dove aveva preparato delle meravigliose magie con le bolle di sapone.
Ultimo li seguì, scalzo, e li guardò da uno spiraglio della porta. Come si divertivano! Come ridevano felici! Anche i più piccini, anche le bimbette di due-tre anni, che all'inizio erano terrorizzate da Carillon, dal suo aspetto, dalla sua altezza. ora gli chiedevano per favore di fare ancora giochi con le bolle di sapone
Ultimo , vista l'allegria generale, uscì dal suo angolo, entrò nella stanza, si schiarì la voce e chiese timidamente : “Egregio Signor Pagliaccio, ma è verità che costei rallegra anche li fanciulli più malinconici e scaccia li mali ?”
Carillon rimase sorpreso: mai nessuno lo aveva chiamato Pagliaccio, e si stava quasi offendendo. Ma come mai quel bimbo ( Ultimo ) usava un linguaggio così strano?
Glielo chiese direttamente: “La mia mammina è toscana e non vuole che si inquini lo Italiano inserendo parole straniere, come le inglesi. La vuole che da noi si parli pulito. Ella è rigida assai” fu la risposta del piccino.
Povero Ultimo ! Non aveva neanche la libertà di dire qualche strafalcione, come fanno tutti i bimbi!
Carillon ebbe compassione di lui, interruppe le magie delle bolle e gli si avvicinò. Lo fissò negli occhi e poi..... fece girare il suo berrettino rosso così forte, che a Ultimo si scompigliarono i capelli.
“Come ti chiami ?” domandò il Clown.
Ultimo ” rispose il bimbo.
“Non mi va, io ti battezzo Primo. Oggi TU sei il PRIMO al quale la vita ha fatto girare il berrettino. Oggi, e d'ora in poi, questo vortice d'aria scaccerà tutti i tuoi guai.”
Ultimo-Primo (accipicchia, ma come lo chiamiamo ora ?) a sentir quelle parole scoppiò a ridere, così forte, che non riusciva più a trattenersi. Tutta la sua sofferenza, tutta la rabbia che aveva ingoiato in quegli anni difficili, da quando era nato, si stavano trasformando in energia, in voglia di vivere...e di ridere.
Non riusciva più a fermarsi. Accorsero le infermiere e, pensando a una crisi, volevano fargli un puntura calmante. Ma Carillon le tranquillizzò: “Lasciatelo sfogare, poverino, ne ha bisogno.”
E la risata, si sa, è contagiosa. Rise Carillon, dall'emozione di aver fatto divertire un incallito pessimista, risero gli altri piccoli ricoverati, al pensiero che bastava farsi fare un po' di venticello dal rosso cappellino di Carillon per scacciare tutti i loro guai.
Risero i medici, a vedere quel quadretto così meraviglioso.
Poi Carillon, dopo altri giochi, se ne andò, promettendo di tornare tra pochi giorni (i piccini lo scrissero sul calendario per poter verificare con certezza.) a giocare ancora con loro.
Quella sera Ultimo-Primo non ebbe la febbre, e non l'ebbe mai più, fino alla primavera seguente, quando si prese una forte influenza e dovette stare a casa da scuola per una settimana. (E sapete, bambini, con che medicina lo curarono? Con delle pastigliette che si chiamano Belladonna....pensate che fortuna.....)
Suo papà e sua mamma, risolti i problemi di salute del figlio, smisero di litigare e decisero di non separarsi, almeno per il momento.
Sua mamma, per festeggiare, si tinse e si tagliò i capelli e si comprò un vestito nuovo (al mercato rionale, per 20 euro, ma era bellissimo, tutto pieno di lustrini, come usa quest'anno - anche un po' scollato, per far vedere che era ancora una bella donna, nonostante le difficoltà della vita. Sembrava una regina).
Suo papà, visti i miracoli fatti dalla terapia della risata, chiese consiglio a Carillon, che lo iscrisse ad un corso per Clown e lo inserì in quel mondo, dove non si diventa ricchi, ma si fa tanto bene a se stessi e agli altri.
Il padrone di casa non li scacciò più, anzi prenotò il papà del bimbo (che si faceva chiamare Clown Robotnìk) per le feste di compleanno dei nipotini. Essendo un uomo molto ricco e conosciuto, gli procurò un sacco di lavoro.
Primo iniziò ad andare bene a scuola e, nel tempo libero, andava ad aiutare Robotnìk, Carillon, Margherito, Tric&Trac, Zurlì ed altri a costruire pupazzi e marionette per organizzare spettacoli per i bambini.
E tutti vissero felici e contenti.



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